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2017-18 Premio Marta Russo

Premio Solidarietà Marta Russo

C’È ANCORA UNA SPERANZA

Vado spesso in libreria vicino casa, mi piace passare delle ore a curiosare tra i libri, leggere informazioni scritte sulle copertine e immaginare di leggerli tutti quei libri nuovi e profumati. Questo pomeriggio ho notato tra gli scaffali un volumetto piccolino. Si intitolava “Marta Russo, mia sorella”. L’autrice era Tiziana Russo. Ho sentito un brivido percorrermi la schiena e ho ricordato quella sera …

Eravamo in macchina, io, Michele e Jack, il nostro cane.
Stavamo tornando a casa, era buio, saranno state le 22:15, quando un grosso camion ci venne addosso, non mi ricordo molto ma so che ci fu una luce abbagliante, il suono di un clacson e il silenzio. In quel silenzio avrei voluto sapere cosa stava succedendo, dov’era Michele e se stava bene. Riuscii ad aprire gli occhi e vidi il suo corpo steso a terra, non era molto distante da me, le lacrime cominciarono a rigare il mio volto, la vista si annebbiava sempre di più, e poi vidi Jack, era vicino a lui, abbaiava, e poi il camion, non c’erano più quegli assassini, se ne erano andati. Invece la mia macchina, era rovesciata sul fianco. Con le poche forze che mi rimanevano, lo chiamai, non mi sentiva, urlai ancora più forte ma niente, mi alzai, gli andai incontro, cercava di dire qualcosa, mi avvicinai alla sua bocca per sentire, in quei secondi che sembravano ore, avevo paura, paura di perderlo per sempre, riuscii a sentire quello che diceva: ”non ti abbandonerò, stammi vicino” dissi, “sempre”. In quel momento i suoi occhi si chiusero e sentii un vuoto dentro di me, un vuoto che non si sarebbe più colmato senza di lui, i suoi abbracci, il suo sorriso, i suoi occhi color tempesta…
Dovevo reagire, mi alzai, chiamai aiuto, ma in quella strada, che si affacciava su quell’enorme prato sembrava di essere in un deserto, in un mare isolato, in una tempesta senza fine… vidi il mio telefono, era a terra lo presi e chiamai l’ambulanza.
Mi riavvicinai al corpo di Michele, mi appoggiai sul suo petto e piansi, non riuscivo a credere che stavo perdendo la persona con cui avevo condiviso finora la mia vita.

Mi girava la testa e sentito un dolore fortissimo alla pancia, avevo preso una botta durante l’incidente …
Persi i sensi e non vidi più niente …
Quando aprii lentamente gli occhi ero in una stanza bianca, mi resi conto di essere in ospedale, cominciai a premere con insistenza il pulsante per chiamare gli infermieri, volevo solo sapere dov’era mio fratello, non mi importava di niente oltre a quello …
Finalmente arrivò un medico, con la voce tremante gli chiesi dov’era, il medico abbassò lo sguardo.
Mi alzai dal letto e corsi da una stanza all’altra velocemente, “Signorina si fermi!” mi disse il medico. No. Non mi sarei fermata, lo vidi steso su una barella, mi avvicinai, lo abbracciai.
Il suo corpo era freddo come se fosse fatto di ghiaccio, ma il suo cuore batteva ancora, forse c’era ancora una speranza. A questa speranza io dovevo aggrapparmi con tutta me stessa.
Entrarono i miei genitori nella stanza, nei loro volti si c’era preoccupazione …
Il medico che prima aveva cercato di fermarmi entrò nella stanza, con una cartellina in mano “mi dispiace ma dopo l’incidente il ragazzo ha avuto seri problemi ai polmoni, potrebbe salvarlo solo un trapianto.”
Decisi di uscire fuori per prendere una boccata d’aria; sulla terrazza, incrociai una coppia molto provata, erano seduti su una panchina e piangevano entrambi.
Mi avvicinai per sedermi, ero stanchissima e avevo un forte mal di testa; dopo un po’ si alzarono e entrarono nell’ospedale, li seguii con lo sguardo, si avvicinarono ad una stanza. Decisi che era il momento di tornare dai miei genitori … erano molto vicini a quella coppia.
Un dottore si rivolse a loro, “mi dispiace ma vostra figlia non ce l’ha fatta” ; la donna si mise a piangere.
Poco dopo ero nella stanza di Michele, gli tenevo la mano e c’erano anche i miei genitori.
A tarda sera il medico ci chiamò e ci disse “abbiamo trovato un donatore, i familiari di una ragazza meno fortunata hanno acconsentito alla donazione degli organi. Dobbiamo procedere con l’intervento.”
Impauriti ci siamo abbracciati e abbiamo dato anche noi il consenso.

QUATTRO ANNI DOPO

“Dai Michi! Smettila!”
“No!”
Ero buttata a terra con Michele che mi faceva il solletico, se non fosse stato per quella ragazza adesso lui non ci sarebbe.
Dopo il pomeriggio passato con lui, decisi di fare delle ricerche sulla donazione degli organi …
C’ era scritto:
La donazione degli organi è un atto di coraggio e soprattutto di generosità e sensibilità che in pochi abbiamo …
A forza di girare per siti, mi ha incuriosito una cosa: i genitori di una ragazza morta avevano fondato un’associazione sulla donazione degli organi, sulla home page c’era la storia di questa ragazza, si chiamava Cloe, diceva che dopo la sua morte i genitori hanno deciso di donare i suoi organi, in questo modo la sua vita non si era fermata, ma era continuata attraverso un’altra persona.
C’erano anche delle foto di Cloe con la famiglia, Io avevo già visto quelle persone, Erano i genitori della ragazza morta quando Michele era all’ospedale.
Feci altre ricerche su quella ragazza, alla fine scoprii che aveva donato dei polmoni, forse era lei la ragazza di cui parlava quel medico…
Scoprii che era stata sepolta al Verano, sentivo il bisogno di andarle a farle una visita…
Arrivata al cimitero trovai senza troppi problemi il luogo dove era stata sepolta, le avevo scritto una lettera, c’era scritto:
“Ciao, mi chiamo Elisa, sono la sorella di Michele, tu forse non sai chi sia, però ti posso dire che gli hai salvato la vita. Ti sarò sempre grata per questo. Ogni persona si chiede ‘come potrò essere utile agli altri?’, la realtà è che ogni persona è utile per quello che fa e per quello che ha fatto come tu hai aiutato Michele. Anche se non leggerai mai… ”
Gliela lasciai vicino alla sua foto…

Autori:
Sebastiani Serena , Serravalle Matilde e Fincato Matilde.