15 maggio 2008 : gli alunni del laboratorio di giornalismo di piazza Gola, guidati dalla prof. Cutolo, intervistano la Preside.
D.: Quale percorso ha seguito per diventare Preside?
R.: Vi dirò: inizialmente, nel mio “progetto di vita”, non c’era l’idea di diventare dirigente di scuola. Avevo invece l’ambizione di rimanere nell’università – la mia facoltà era quella di Lettere, alla “Sapienza” – come ricercatrice (ma allora si diceva “assistente”).
Ero partita scegliendo la strada della scuola media, dopo le elementari (a quel tempo si poteva scegliere, in alternativa, il percorso professionale già alla fine della quinta elementare…).
Finite le medie, mio padre avrebbe voluto indirizzarmi verso un istituto tecnico per ragionieri, ma io volevo fare il liceo classico e mi impuntai per frequentarlo, vincendo la mia battaglia.
Nel corso dei cinque anni di corso, incontrai difficoltà e problemi, ma tirai avanti stringendo i denti e cercando di risolvere le cose senza coinvolgere troppo i miei…
All’Università scelsi Lettere Classiche: era proprio quello che volevo fare! Mi ci sono trovata benissimo, ricavandone grandi soddisfazioni.
Più tardi mi sono sposata e, con la nascita della prima figlia e l’assommarsi degli impegni, ho capito che il sogno di restare all’Università era difficile si potesse avverare e così mi sono dedicata a tempo pieno alla casa e alla famiglia.
Nel 1982 uscì un concorso a cattedre per l’accesso ai ruoli della scuola media. Ripresi in mano i libri, partecipai, vinsi il concorso ed entrai a far parte della grande famiglia della scuola italiana. Ho fatto anche altri concorsi per insegnare nelle scuole superiori, e gli ultimi sette anni li ho trascorsi insegnando italiano e latino al liceo scientifico “Archimede”, dove ho trovato colleghi e ragazzi splendidi: con alcuni di loro mi tengo ancora in contatto (l’ultima mail di una mia ex-alunna l’ho ricevuta ieri…). Un rapporto sereno e costruttivo l’ho avuto anche con i miei dirigenti, l’ultimo dei quali, Giovanni Olivieri, che oggi dirige il Liceo “Croce”, è il principale “responsabile” del mio trovarmi qua, oggi: è lui, infatti, che mi ha incoraggiato a sostenere le prove del concorso a dirigente, superate le quali mi sono trovata in questo nuovo ruolo.
D.: Cambierebbe lavoro?
R.: Direi proprio di no, ora. Certo, se non facessi la preside, sarei ancora insegnante, lavoro che ho svolto sempre con entusiasmo e che – sostenevo – avrei fatto anche gratis!!!
Oggi non ho più un orario definito, lavoro spesso anche di notte – lo sanno i miei collaboratori, cui invio mail alle ore più disparate… – e sento la responsabilità enorme che comporta la gestione di una comunità così ampia, complessa e articolata (alunni, genitori, insegnanti, amministrativi), ma di soddisfazioni riesco a ricavarne comunque, in particolare quando ricevo dei complimenti per come la nostra scuola funziona (e, naturalmente, questi complimenti li giro a tutti coloro che nella scuola lavorano!).
D.: Cosa ne pensa della nostra scuola?
R.: Penso di essere stata molto fortunata: in questa scuola si lavora con coscienza, e i rapporti tra le varie componenti sono improntati al rispetto e alla collaborazione. La segreteria, poi, che è il cuore pulsante – e pensante – della scuola, è ricca di persone di grande competenza, che costituiscono un supporto essenziale per il mio lavoro.
Vi voglio raccontare come la scelta della sede da dirigente è ricaduta sulla “Sordi”: l’ho scoperta viaggiando in Internet, come la scuola che aveva scritto un numero maggiore di articoli sul giornale virtuale “La Fragola” ed ho pensato che questo era segno di grande vitalità e curiosità intellettuale. Il fatto poi che avesse la sezione musicale – sono molto appassionata di musica – e la vicinanza a casa… hanno fatto il resto!
D.: Ha mai avuto la necessità di licenziare insegnanti?
R.: Per fortuna, no!!! Certo, con la nuova normativa potrei farlo, ma spero di non doverlo fare mai. Noi dirigenti non possiamo assumere nessuno a tempo indeterminato, ma licenziare sì.
D.: Cosa ne pensa dei recenti episodi di bullismo?
R.: Penso che il bullismo sia un modo assurdo e gravemente offensivo di concepire i rapporti con gli altri, agendo, con maggiore o minore intensità, da prepotenti. Volete che vi dica come occorre comportarsi in caso ci si trovi davanti ad un episodio di bullismo? Vi suggerisco poche regole, ma chiare:
-non far sentire il prepotente un modello di vita, ammirandolo perché ritenuto coraggioso, ma cercare, per quanto possibile, di farlo riflettere sul suo comportamento e sui danni che esso provoca;
-solidarizzare con la vittima, mettendosi dalla sua parte e non facendola sentire isolata;
-all’occorrenza, uscire dal gruppo, quando questo diventa “branco”;
-farsi un adulto di riferimento, una persona di cui fidarsi e con cui parlare: tenere il segreto di una violenza vuol dire farsi complici del bullo.
Certo, so bene della difficoltà e del coraggio – stavolta sì! – che comportano queste scelte controcorrente rispetto ai messaggi che vorrebbero esaltare la “forza” dei giovani solo nella sua componente fisica, ma vi dico che la denuncia del danno, la solidarietà con chi lo ha patito, il colloquio con il prepotente, teso a non isolarlo ed a convincerlo del suo errore, una giusta punizione del colpevole, sono le sole armi che possono fronteggiare la diffusione di questi atti terribili.
La scuola ha la funzione di istruire, la famiglia imposta l’educazione ed il futuro dei propri figli e, di concerto con la scuola, ne consolida i principi che stanno alla base del vivere sociale. Il rispetto delle regole, oltre che, è ovvio, degli altri e delle cose proprie ed altrui è alla base dell’educazione ed è tutela della nostra salute, mentale e fisica.
In caso di bullismo, occorre coinvolgere le famiglie, perché si rendano partecipi delle strategie migliori per rimediare al danno. La scuola oggi ha poteri decisionali che vanno dall’allontanamento (sospensione) del colpevole – che si rende così conto di dover recuperare la sua dignità di essere sociale – a misure ancora più gravi, ma senza la collaborazione di una famiglia responsabile e attenta nessun provvedimento riesce nell’intento che è quello di far pentire il prepotente, rendendolo consapevole della gravità dei suoi atti e desideroso di correggerli.
D.: Cosa pensa dei laboratori pomeridiani della scuola?
R.: Tutte le attività pomeridiane hanno una forte valenza educativa, danno spazio alla creatività dei ragazzi e ne stimolano la voglia di fare. Forse è proprio in queste attività che date il meglio di voi… non è vero?
D.: E la musica?
R.: Vi ho già detto della mia grande passione per la musica e credo che l’ottima musica che si fa in questa scuola è il regalo più grande che da essa io abbia avuto.
D.: I nuovi mezzi di comunicazione sono utili? Cosa ne pensa?
R.: Importantissimi e utilissimi, ma, come tutte le cose umane, potrebbero essere pericolosi se usati male! Questo vostro testo andrà sul sito della scuola, ovvero “in pasto” a tutto il mondo: non è meraviglioso? Ma internet, come i computer in genere, rischiano di essere non sempre vostri alleati, a volte potrebbero esservi nemici. Dunque attenzione all’uso che fate di queste straordinarie invenzioni della mente umana!
Grazie, Preside, della sua disponibilità!
Grazie a voi, ragazzi, per questo bell’incontro con voi e con la vostra docente!



